Guardando il dipinto da un oblò

 
Struttura del D...
La struttura del dipinto
 
Questo bel dettaglio delle mani della fanciulla sapientemente ritratta dal Ghirlandaio ci aiuta a comprendere meglio la struttura di un dipinto. Se infatti immaginassimo di “tagliare” una piccola porzione del dipinto in questione, proprio in corrispondenza di una delle mani e perpendicolarmente alla superficie, otterremmo una sezione trasversale (proprio quella che vedete nell’oblò!). Se poi potessimo osservare questa piccola sezione con l’aiuto di un microscopio, riusciremmo a distinguere diversi strati:
 
1. preparazione
2. disegno preparatorio
3. base per tutte le parti di incarnato
4. diversi strati di colore (da 4 a 6)
7. vernice 
 
La preparazione è uno strato che viene steso sul supporto (una tela, ad esempio, o una tavola) per renderlo idoneo e stabile all’applicazione dei pigmenti. E’ generalmente di colore bianco, o con tinte colorate, allo scopo di ottenere contrasti e trasparenze che esaltino la brillantezza dello strato pittorico. Non deve essere troppo poroso, perché favorirebbe l’eccessivo assorbimento del legante aggiunto al pigmento. Ha una composizione diversa a seconda delle ricette tramandate alla bottega o all’artista: generalmente, si scelgono gesso e colla per la preparazione delle tavole e mestiche oleose più flessibili per le tele, anche su più strati. In tal caso, l’ultimo viene chiamato imprimitura. Consiste in uno strato traslucido e incolore di colla animale, resina diluita in solvente organico, olio o colore, allo scopo di isolare la pellicola pittorica dalla preparazione, ridurre la porosità del gesso e facilitare lo scorrimento delle tinte.
Su questa preparazione si può riprodurre un disegno preparatorio, vale a dire una prima bozza, più o meno dettagliata, del soggetto rappresentato. Lo si può tracciare con punte metalliche, che imprimono sulla preparazione segni in negativo, inchiostro, carboncino o aiutandosi con quadrettature (suddividendo il soggetto in quadrati da riprodurre sulla preparazione, anche con ingrandimenti o riduzioni) o cartoni .
A questo punto il pittore può scegliere una tinta che sia predominante nella sua rappresentazione, e stenderla sull’intera superficie. Per la resa cromatica della carnagione, non è insolito trovare del verde, ad esempio.
E’ a questo punto che si possono stendere i pigmenti prestabiliti, già preparati dalla bottega dell’artista, in strati sottilissimi insieme al legante (medium trasparente). E’ possibile, come nell’immagine che ho scelto per voi, che più strati di pigmento si sovrappongano, nel caso in cui il pittore o il suo committente non siano troppo soddisfatti della tinta iniziale.
Infine, affinché il dipinto sia protetto da agenti esterni, si deve stendere uno strato finale di vernice. Quest’ultima viene scelta anche in funzione di una migliore resa estetica: la superficie dipinta appare ora liscia e uniforme, rispetto alle irregolarità dovute alle particelle di pigmento – i puntini rossi del nostro oblò (!). In tal modo, il dipinto guadagna in lucentezza e in contrasti chiaro-scurali.
 
Tornati in superficie dopo questa curiosa “apnea”, vi invito a curiosare nel bel sito-web del Museo Thyssen (http://www.museothyssen.org/thyssen/estudios_tecnicos), che ospita l’opera citata.  Troverete un’interessante panoramica sulle indagini scientifiche che hanno permesso di conoscere meglio la fanciulla del Ghirlandaio. 
 
 

 

Ritratto  di Giovanna Tornabuoni del Ghirlandaio  (1488, Museo Thyssen-Bornemisza, Madrid). 

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L'ESERCITO DI TERRACOTTA (ITA)

“Victorious warriors
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and then go to war,
while defeated warriors
go to war first
and then seek to win”

Sun Zu

L'esercito di terracotta
 
 
“I guerrieri vittoriosi
prima vincono
e poi vanno in guerra,
mentre i guerrieri sconfitti
prima vanno in guerra
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Sun Zu