Il re degli azzurri: il lapislazzuli o ultramarino

Fonte: Wikipedia (immagine a sinistra) – earthpigments.com (destra)

(EN)

Lapislazzuli

L’etimologia legata a questo preziosissimo pigmento blu - azzurro oltremare o lapislazzuli – ci parla già della sua storia. “Oltremare”(ultra – maris) invita a pensare ad un colore che arriva da lontano, viaggia per mare prima di raggiungere le coste europee, come scrive Filarete nel “Trattato di Architettura” del 1464. Infatti, il rinvenimento della pietra è frequente in Medio Oriente e, in particolare, in Afghanistan (cave di Badakshan), primo Paese importatore in Europa nel mondo antico. E’ qui che troviamo le più antiche testimonianze del suo impiego in pitture murali già dal VI e VII secolo.

Allo stesso modo “lapislazzuli” (dal lat. mediev. lapislazuli, lăpis ‘pietra’ e un derivato dell’arabo lāzwardī, dal persiano lazward, ‘azzurro’) narra una storia a tinte blu, che inizia in Medio Oriente e arriva in tempi successivi al mondo occidentale. L’Europa conosce lo splendore dell’azzurro oltremare solo nel tardo Medioevo, quando il pigmento viene venduto a prezzo d’oro. Tuttavia, il suo impiego in pittura diventa prassi solo dal XIV secolo.

Un processo estrattivo particolarmente complesso per ricavare il pigmento ne ha forse ritardato l’affermazione. Infatti, il minerale responsabile di un blu così intenso, la lazurite, è spesso legato alla pirite, che gli impartisce apprezzabili sfumature dorate, ma anche ad altri silicati e carbonati – come la calcite – che fanno virare il colore verso il grigio o il bianco quando la pietra viene polverizzata. E’ per questo, probabilmente, che l’uso del lapislazzuli macinato è rarissimo nelle opere d’arte egizie, greche o romane. Ed è per lo stesso motivo che la parola “oltremare” si lega solo a questo pigmento, pur non essendo l’unico ad essere importato: era il solo ad essere importato già purificato e ridotto in polvere, mentre per gli altri pigmenti esistevano centri di lavorazione anche nell’area Occidentale.

Cennino Cennini nel suo “Libro dell’Arte” descrive la complessità del processo di purificazione, a partire dalla macinazione della lapislazzuli e con lavaggi a base di resina e cera in liscivia. Un processo così lungo e laborioso e un costo così alto trovano giustificazione solo nello splendore della resa cromatica finale, a cui spesso si associava un’eccezionale virtù conferita al dipinto. Emblematico dal punto di vista del pregio è l’aneddoto sul Perugino raccontato dal Vasari nel “Le Vite”:

<< Era, secondo che io udii già raccontare, il detto priore molto eccellente in fare gl’azzurri oltramarini, e però, avendone copia, volle che Piero in tutte le sopra dette opere ne mettesse assai; ma era nondimeno sì misero e sfiducciato, che non si fidando di Pietro, voleva sempre esser presente quando egli azzurro nel lavoro adoperava. Laonde Pietro, il quale era di natura intero e da bene, e non disiderava quel d’altri se non mediante le sue fatiche, aveva per male la diffidenza di quel priore, onde pensò di farnelo vergognare; e così presa una catinella d’acqua, imposto che aveva o panni o altro, che voleva fare di azzurro e bianco, faceva di mano in mano al priore, che con miseria tornava al sacchetto, mettere l’oltramarino nell’alberello dove era acqua stemperata; dopo, cominciandolo a mettere in opera, a ogni due pennellate Piero risciacquava il pennello nella catinella, onde era più quello che nell’acqua rimaneva, che quello che egli aveva messo in opera. Et il priore, che si vedeva votar il sacchetto et il lavoro non comparire, spesso spesso diceva: "O quanto oltramarino consuma questa calcina!". "Voi vedete", rispondeva Pietro. Dopo partito il priore, Pietro cavava l’oltramarino che era nel fondo della catinella; e quello, quando gli parve tempo, rendendo al priore, gli disse: "Padre, questo è vostro; imparate a fidarvi degl’uomini da bene che non ingannano mai chi si fida, ma sì bene saprebbono, quando volessino, ingannare gli sfiducciati come voi sete" >>.

Dallo stesso testo apprendiamo anche, indirettamente, che l’uso del pigmento era stabilito in anticipo dal committente, di frequente attraverso contratti che ne descrivevano quantità e prezzo, soprattutto in Italia. E’ qui che le rotte commerciali verso l’Occidente erano obbligate a passare nei secoli di maggior splendore dell’oltremare. Di conseguenza, la distribuzione nel nord Europa risultava minore, così come l’impiego dello stesso pigmento nella produzione artistica.

Infine, un ulteriore motivo di pregio era di tipo qualitativo, almeno per i dipinti murali. Non esisteva un altro pigmento azzurro con la stessa resa, considerata la tendenza dell’indaco ad annerire, la difficoltà con cui si applicava lo smaltino o la tendenza dell’azzurrite a virare al verde.

 

La difficile reperibilità del minerale ha spinto i chimici, agli inizi del XIXI secolo, ad approfondire la ricerca di un processo di sintesi, resa difficile da una composizione chimica variabile e non era ancora del tutto nota.

La necessità di un più economico sostituto era così sentita che nel 1817 e 1824 Inghilterra e Francia rispettivamente offrirono un premio allo scopritore del processo industriale, attribuito al fabbricante di colori Guimet solo nel 1828.

Un’affascinante panoramica sull’uso del lapislazzuli nelle arti ornamentali e nella pittura – fino ai giorni nostri, quando l’oltremare diventa prodotto artificiale – è da oggi al Museo degli Argenti di Firenze.

http://www.rollingems.com/index.php/agenda/209-lapislazzuli-magia-del-blu

E se Firenze non è a due passi per voi…mettetevi comodi e lasciatevi stupire dall’oltremare della Cappella Sistina che, grazie ad un progetto dell’Università di Villanova in Pennsylvania,potete osservare da vicino e a 360° al link http://www.vatican.va/various/cappelle/sistina_vr/index.html.

Buona visione!

Specialist News

The terra-cotta army

L'ESERCITO DI TERRACOTTA (ITA)

“Victorious warriors
win first
and then go to war,
while defeated warriors
go to war first
and then seek to win”

Sun Zu

L'esercito di terracotta
 
 
“I guerrieri vittoriosi
prima vincono
e poi vanno in guerra,
mentre i guerrieri sconfitti
prima vanno in guerra
e poi cercano di vincere”

Sun Zu