Del buon pittore e della buona tavola

 
 
"Sappi che non vorrebbe essere men tempo a imparare: come, prima studiare da piccino un anno a usare il disegno della tavoletta, poi stare con maestro a bottega, che sapesse lavorare di tutti i membri che appartiene di nostra arte; e stare e incominciare a triare de’ colori; e imparare a cuocere delle colle, e triar de’ gessi; e pigliare la pratica dell’ingessare le ancone, e rilevarle, e raderle; mettere d’oro; granare bene, per tempo di sei anni. E poi, in praticare a colorire […] non abbandonando mai né in dì di festa, né in dì di lavorare. E così la natura per grande uso si convertisce in buona pratica [1]".
 
Non ci si improvvisava artisti ai tempi del Cennini! Nel suo trattato “Il libro dell’Arte” (1398 c.a.), Cennino Cennini ci racconta in dettaglio il lungo percorso dell’artista. Il dato temporale ci aiuta capire quanto tale formazione abbia importanza nel lavoro di bottega, per ciascuna delle fasi esecutive di ogni singola tecnica pittorica, su cui l’autore si sofferma. Apprendiamo così la complessità delle fasi di preparazione di un dipinto su tavola, secondo criteri che possiamo ritenere validi per tutto il periodo di massima affermazione della pittura su tavola, dal XIII al XVI secolo, in Italia e nei Paesi mediterranei.
 
Ciascuna di questa fasi è di massima importanza, perché concorre sia ad una più facile stesura dei colori che alla conservazione del dipinto. In particolare si renderanno necessarie:
1.    la stesura di un primo strato di colla animale;
2.    l’intelaggio;
3.    l’applicazione di diversi strati preparatori a gesso e colla.
 
La colla non è di per sé uno strato preparatorio, ma funge da legante tra quest’ultimo e la tavola. In genere si usa colla di pelle di capretto, che deve essere immersa in acqua per un’intera notte prima di essere riscaldata con la stessa acqua e stesa delicatamente sulla tavola. La stesura viene ripetuta per diverse volte, attendendo la completa asciugatura della colla prima della mano successiva.
 
A questo punto la superficie è pronta per l’intelaggio, una fase programmata per evitare che i movimenti naturali del legno (assorbimento/desorbimento di umidità) danneggino la preparazione a gesso e colla. In realtà l’intelaggio è opzionale ed ha procedure diverse da bottega a bottega: può quindi interessare le connessioni tra le singole giunture del legno o i suoi difetti; raramente, l’intero supporto. Comune è invece la scelta del materiale – lino vecchio – da immergere nella colla e da stendere sulla tavola in modo che vi aderisca perfettamente.  
 
A tela applicata, il pittore può procedere all’ingessatura, l’operazione più importante per la resa finale del dipinto. Due sono le tipologie di gesso che vengono miscelate con la colla animale, in successione: gesso grosso e sottile. Il primo rende la superficie ruvida e non adatta alla stesura dei colori, costituendo semplicemente il tramite, non sempre presente, tra preparazione finale e supporto. Il secondo è macinato molto più finemente e unito a un quantitativo minore di colla per restituire lo strato finale della preparazione, che accoglierà finalmente i colori, dopo la realizzazione del disegno preparatorio e l’eventuale protezione di quest’ultimo con un velo di colla o olio seccativo. Tale operazione limita l’assorbimento del legante, specialmente se oleoso, da parte del supporto, e può essere utile ad impartire una tinta di base per aggiunta di un pigmento  (spesso bianco di piombo).
 

Specialist News

The terra-cotta army

L'ESERCITO DI TERRACOTTA (ITA)

“Victorious warriors
win first
and then go to war,
while defeated warriors
go to war first
and then seek to win”

Sun Zu

L'esercito di terracotta
 
 
“I guerrieri vittoriosi
prima vincono
e poi vanno in guerra,
mentre i guerrieri sconfitti
prima vanno in guerra
e poi cercano di vincere”

Sun Zu